4:00

mano lenzuolo

Una camera da letto forse un po’ troppo stretta. Buio. Sulla destra del letto un comodino, alla sinistra il muro, quasi a voler comprimere il corpo tra quelle due strutture. Silenzio. Il pavimento con quelle mattonelle dalla forma irregolare capaci di infondere un senso di armonia. Freddo. Un armadio, poche ante, troppe cose da metterci dentro. Traboccante. Una scrivania con sopra tutte le cianfrusaglie che non ha il coraggio di buttare per paura di distruggere i ricordi. Vita. Incastrate nel muro, le mensole, semplici assi di legno inchiodate alla parete in modo precario ma in grado di resistere al peso di tutti quei libri. Libertà.

Il rumore dei respiri. Profondi e regolari.

Le quattro di notte.
Il buio, il silenzio, il freddo, il traboccare, la vita, la libertà.
E intanto lui, steso su quel letto, in quella stanza, in quella casa. In una qualsiasi, inutile, città. Rincorso da quei pensieri.

È strano vedere come alle quattro di notte tutto sembra acquistare un peso maggiore.
E lui lo sa bene, lui che lo ha sperimentato più volte. Lui che ogni notte alla solita ora è sempre lì su quel letto, insonne, perso a fissare il soffitto, mentre in sottofondo si sente l’orologio della cucina scandire lo scorrere del tempo e quel maledetto rubinetto del bagno continuare a perdere acqua.
Sono una cosa strana i rumori. Lo ripete sempre a chi gli sta intorno. I rumori.. Ogni volta che ci pensa gli appare quel sorriso a metà che sboccia solo sulla parte destra del viso. Possono sembrare fastidiosi, ma nel momento in cui non ci sono, ci si sente persi. Gli dà una certa sicurezza, alle quattro di notte, quando il sonno sembra ancora non voler arrivare, farsi cullare dal tic tac delle lancette, dal lento cadere delle gocce, dai borbottii del frigorifero. Dal suono della quotidianità.
E mentre tutto intorno a lui il buio lo avvolge, i suoi begli occhioni castani vagano alla ricerca di un punto su cui fissare l’attenzione, nella vana speranza di placare i tumulti della sua testa. Se ne rende conto, non è mai stata una convivenza facile tra di loro. Se solo fosse un tantino meno rumorosa. Se solo facesse un po’ meno male. Magari, forse, allora riuscirebbe ad apprezzarla meglio, a volerle bene. E invece quella testa martella incessantemente, colpisce, fa male. E in tutto questo lottare continuo, arrivano le quattro di notte e lui si ritrova a pezzi, come un rottame. Con quegli occhi spalancati che vorrebbe tanto chiudere, ma che non ha il coraggio di fare per paura di ritrovarsi ancora una volta a fare i conti con se stesso.
E il tempo si ferma. Quella notte sembra non arrivare a una fine.
Poi, d’improvviso, un lampo, un pensiero. L’immagine di un sorriso, di uno sguardo, di una carezza. Il suo sorriso. Il suo sguardo. La sua carezza. La testa si placa, mentre il cuore accelera il suo battito. Il ricordo di lei, e tutto intorno si perde.

Poi, lentamente, aggrappato a quel pensiero, scivola nel sonno.

(Scritto il 15/09/2012)

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Informazioni su Miriana

"Perché sfotti così la tua bellezza?" le chiesi. "Perché non ci vivi insieme, e via?" "Perché la gente pensa ch'è tutto quel che ho. La bellezza non è niente, la bellezza non dura. Non lo sai quanto sei fortunato, tu, a essere brutto, ché se a qualcuno gli piaci, così sai che è per qualche cosa d'altro."
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