Equilibrio precario.

equilibrio13

E tu sei su. Lì. In equilibrio.
Forse un po’ instabile, però pur sempre in equilibrio.
E pensi di reggerlo.
Anche se il tuo piede è su un filo sottilissimo.
Però tu sei lì.
Ed è questo ciò che importa. Esserci.
Ma poi, un attimo, un breve attimo.
Un filo di vento, forse niente.
Un attimo. Solo un attimo, e cadi.
Sei giù. Lì.
E fai appena in tempo ad aggrapparti con una mano, un dito, una speranza.
E il braccio fa male.
E il peso del corpo si sente.
E tu sei lì. Con quella speranza, quel dito, quella mano.
E quel filo sottile ti taglia la carne.
Lì nel mezzo.
E senti la ferita che si apre.
La carne fresca che si logora sempre di più.
Il filo che penetra in profondità.
Il sangue che ti scorre lungo il braccio.
Scivola giù.
Giù.
Come tutto ciò che hai conquistato fino a quel momento.
Come tutti gli sforzi che crollano in un attimo.
Come quell’equilibrio che ad un tratto non c’è più.
E magari, magari neanche sai perché.
Il sangue cola.
Tu sei lì.
La mano fa male.
Ma tu sei lì.
Tu continui ad essere lì.
Nonostante quel braccio inizi a non reggere più.
Nonostante la ferita inizi a bruciare davvero.
Nonostante la tua voglia di aprire la mano e precipitare.
Giù.
Nel vuoto.
Lasciarsi cadere, scivolare.
No!
No. Il sacrificio della tua carne non può essere buttato così.
E allora.
Allora bisogna tornare su.
Sì. Tornare su. Ritrovare l’equilibrio.
Forse un po’ instabile, ma pur sempre un equilibrio.
In equilibrio. Lì. E tu, tu sei su.

– Certo che siamo strani.
– Perché, bambina?
– Guarda. Passiamo tutta una vita camminando su un filo che ci distrugge i piedi. Alla ricerca di un equilibrio precario. A lottare per restare in alto, quando.. Quando, guarda, basta un soffio inesistente per farci crollare. E risalire di nuovo, dopo tanto sforzo. E ancora. Ancora. Sempre. E ricadere ogni volta. Puff. Ritrovarsi giù con un niente. E ancora risalire. Ancora riprovarci. Nonostante tutti i graffi. Nonostante il sangue perso. Nonostante le nuove cadute. Cadere e risalire. Di continuo. E.. Ed è così, per tutti i tuoi giorni. E poi? Poi che ti resta? Per cosa risali?
– Già. Per cosa risali, bambina?

(Scritto il 26/05/2011)

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Informazioni su Miriana

"Perché sfotti così la tua bellezza?" le chiesi. "Perché non ci vivi insieme, e via?" "Perché la gente pensa ch'è tutto quel che ho. La bellezza non è niente, la bellezza non dura. Non lo sai quanto sei fortunato, tu, a essere brutto, ché se a qualcuno gli piaci, così sai che è per qualche cosa d'altro."
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