Attimi.

Quel lungo e deserto viale alberato attraversa il parco nella sua interezza. Nell’aria nessun rumore, nessun suono, solo il dolce e armonioso fruscio delle foglie che
danzano nel vento. A far da tetto a quel parco un cielo grigio, pesante. Poche nuvole, ma sufficienti ad evitare che il sole disperda il suo calore.
E lì, nel bel mezzo del viale, del parco, delle foglie, del cielo, del sole, lì c’è un uomo che cammina fissando i suoi piedi. È impegnato a non calpestare le linee delle mattonelle, proprio come faceva da bambino. Lo fa sempre, durante le sue passeggiate pomeridiane. Gli piace tenere la testa bassa durante tutto il percorso per non guardare nessuno, per non essere distratto. Per restare un po’ solo con se stesso.

È un tipo solitario, lui, in fondo.

La gente lo infastidisce, parla di cose futili e noiose.
A lui no, le formalità non piacciono.
Neanche le persone, in realtà. Sempre meglio evitarle, quand’è possibile.

A volte, però, i casi del destino sono strani e alcuni momenti, attimi, sembrano incastrarsi alla perfezione con un tempismo impeccabile, come se avessero aspettato quell’occasione da anni. Come se non avessero atteso altro se non quell’incontro.
Così l’uomo cammina con la sua testa bassa, il fruscio nelle orecchie, i passi tra le mattonelle, il grigio che lo avvolge, la gente da evitare. Cammina. E non si sa perché, né come, né quando, ma, all’improvviso, mosso da una strana forza impercettibile e inevitabile, alza lo sguardo. Durante la sua passeggiata, quell’uomo solitario che vive la sua vita rinchiuso tra le sue mura, per una buona volta, alza gli occhi. E la vede. Lì. Seduta su quella panchina, mentre lo fissa.
Un’onda improvvisa trascina via ogni pensiero, ogni gesto, ogni parola. Lasciandolo inerme, immobile, incapace di andare avanti. Spogliato di ogni sentimento, resta davanti a quella donna nudo e indifeso, mentre lei continua a fissarlo. A scrutarlo, a scendere sempre più in profondità, fino a toccare i suoi segreti più remoti e nascosti. Quelli che mai nessuno aveva raggiunto.

Poi, di colpo, la donna si alza e, continuando a guardarlo negli occhi, gli va incontro.

Gli si avvicina a passo lento, quasi impaurito, ma con grande determinazione.
Quei pochi metri sembrano chilometri, quegli attimi eternità. Un passo dopo l’altro è sempre più vicina. E quando è finalmente di fronte a lui, senza dire niente, senza uscire dalla profondità della sua anima, lo abbraccia. Forte e a lungo. Con tutto il calore che ha in corpo.

Sotto un cielo grigio e pesante, che schiaccia e che soffoca, una donna abbraccia un uomo che cammina fissando i suoi piedi.

Le persone non vanno disturbate: o le si lascia in pace, o le si abbraccia.

E lui vorrebbe ricambiare quell’abbraccio, vorrebbe prenderla e portarla con sé, via da lì, in un posto dove il sole scaldi coi suoi raggi, dove l’aria non sia pesante. Dove possano sentirsi leggeri, spogliarsi di ogni problema. Essere veri.
E invece resta immobile, con le braccia lungo il corpo, i pugni sempre più stretti, il senso di colpa per la sua incapacità sempre più forte. Resta lì con addosso il suo dolore, la sua rabbia, il suo odio. Incapace di dire una qualsiasi parola.

Un silenzio carico di significati che si disperde nel grigio del cielo.

Chiude gli occhi perché la visione di quella scena è troppo ingiusta, troppo cruda.
Chiude gli occhi perché non riesce a vedere. Non può sopportare.

E quando li riapre la donna è andata via, a rifugiarsi in qualche angolo segreto del mondo. A scrutarlo da lontano perché incapace di superare le barriere che l’uomo ha eretto contro di lei.
Intoccabili e inavvicinabili. Tenuti lontani da un dolore atroce che respinge e distrugge. Che fa piegare in due. Un dolore che può essere rotto solo dalle parole.

Ma l’unica parola che si sente nell’aria rimane solo quella mai pronunciata: il silenzio più assoluto.

(Scritto il 27/04/2013)

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Informazioni su Miriana

"Perché sfotti così la tua bellezza?" le chiesi. "Perché non ci vivi insieme, e via?" "Perché la gente pensa ch'è tutto quel che ho. La bellezza non è niente, la bellezza non dura. Non lo sai quanto sei fortunato, tu, a essere brutto, ché se a qualcuno gli piaci, così sai che è per qualche cosa d'altro."
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