Dizionario affettivo.

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– Abbraccio.
Immancabilmente. Necessariamente. Assolutamente.
Perché amo gli abbracci, quelli veri, quelli caldi. In un modo o nell’altro non sono mai fuori luogo. Anche se possono far male, anche se sono a metà, anche se sono
unidirezionali, arrivano.
“Le persone non vanno disturbate: o le si lascia in pace o le si abbraccia.”
Ci credo più che mai in questo.

– Amore.
Forse banale, ma un uomo senza amore è arido. Amore per tutto, per la vita, per la gente, per ciò che è bello, per ciò che è brutto. Perché è l’amore che permette di coltivare qualcosa in te, di far germogliare il tuo cuore.

– Aiuto.
Quello che si chiede e quello che ci è chiesto. Quello gridato e quello silenzioso, che quasi non si fa sentire.
Perché penso che una vita senza aiuto è incompleta. Tutti abbiamo bisogno di un appoggio, un appiglio, un sostegno.
Ad ognuno il suo, ognuno a modo suo. E non costa niente, ma lascia tanto.
In chi aiuta e in chi è aiutato.

– Arancione.
Il mio colore. È estate, è caldo, è casa, è tranquillità. È mio.
È il colore della mia anima.

– Ascolto.
Perché non è mai troppo, perché quello vero è raro. Perché può cambiare una giornata, una vita. Perché non costa niente.
Penso che il prestare ascolto possa essere una delle basi per un cambiamento vero.
Sono convinta che in certe situazioni, uno sguardo, un cenno, un qualsiasi segno di attenzione avrebbe potuto cambiare completamente le cose. Ci credo davvero. Ed è anche di questo che voglio farne la mia vita.

– Bellezza.
Quella che è ovunque guardi, ovunque ti giri. Anche quando non la vedi, in un certo qual modo c’è.
Dentro ognuno di noi, nel mondo. Lei c’è.
“Era una di quelle giornate in cui tra un minuto nevica.
E c’è elettricità nell’aria.
Puoi quasi sentirla. Mi segui?
E questa busta era lì.
Danzava. Con me.
Come una bambina che mi supplicasse di giocare.
Per quindici minuti.
È stato il giorno in cui ho capito che c’era tutta un’intera vita dietro ogni cosa.
E una incredibile forza benevola che voleva sapessi che non c’era motivo di avere paura. Mai.
Vederla sul video è povera cosa, lo so.
Ma mi aiuta a ricordare.
Ho bisogno di ricordare.
A volte, c’è così tanta.. bellezza, nel mondo. Che non riesco ad accettarla.
E il mio cuore sta per.. franare.”

– Bontà.
Quella d’animo, quella che ti permette di volgere uno sguardo verso l’altro e tendergli una mano.
Perché non essere buoni, non donare, serve a poco. Non lascia niente.

– Calore.
Quello degli abbracci, quello dei sentimenti. Quello del primo sole di primavera.
Quello che dà colore. Dentro.
Che scioglie e fa sentire più liberi nei pensieri e nei movimenti.

– Cambiamento.
Perché la staticità è malsana. Perché tutto intorno a noi ci cambia continuamente, anche quando non ce ne rendiamo conto.
Perché è inevitabile e invisibile. Perché porta aria fresca, nuova, pulita. Perché è un modo per ricominciare. Dal niente.

– Carezza.
Perché è dolce e leggera. Ed è piena di affetto, di sentimento.
Perché mi fa pensare ai bambini, alle loro guance morbide e lisce, alla loro innocenza.
È un chiudere gli occhi e perdersi nelle mani di chi ti tocca, delicatamente. Un tocco leggero ma intenso.

– Crescita.
Anche se non voglio crescere, anche se sono legata alla mia parte bambina. Anche se spaventa.
Però non si può sfuggire al tempo che scorre. E, in fondo, è una cosa bella. Ti riempie.

– Chiave.
Come quella che ho al collo, da quasi dieci anni. Il mio simbolo.
La chiave che può chiudere e aprire, quando vuole, ciò che vuole. Nascondere o mostrare.
Controllare. Ma fino ad un certo punto.
“Te l’aprirei il mio cuore, Will, se solo trovassi la maniglia.”

– Casa.
Mia madre e mio fratello. Famiglia. Ciò che mi fa sentire al sicuro, protetta.
Quella in cui, nelle mie fantasie, si nasconde un assassino pronto ad uccidermi nel sonno.
Quella in cui, quando sono stanca di tutto, voglio tornare.
Casa mia.

– Dare.
Semplicemente donare. Tutto ciò che si ha. Senza aspettarsi niente in cambio.
Perché prima o poi qualcosa indietro torna sempre.
Uno svuotarsi per riempirsi di cose sempre nuove. Per crescere in modo costruttivo.

– Esserci.
Senza troppe spiegazioni, senza nessun motivo preciso. Solo esserci. Solo questo:
“Eppure, per quanto indubitabilmente sia meravigliosa la luce della sera, c’è qualcosa che ancora riesce ad essere più bello della luce della sera, ed è per la precisione quando, per incomprensibili giochi di correnti, scherzi di vento, bizzarrie del cielo, sgarbi reciproci di nubi difettose, e circostanze fortuite a decine, una vera collezione di casi, e di assurdi – quando, in quella luce irripetibile che è la luce della sera, inopinatamente, piove. C’è il sole, il sole della sera, e piove. Quello è il massimo. E non c’è uomo, per quanto limitato dal dolore o sfinito dall’ansia, che di fronte a un’assurdità del genere non senta da qualche parte rigirarsi un’irrefrenabile voglia di ridere. Poi magari non ride, veramente, ma se solo il mondo fosse un sospiro più clemente, riuscirebbe a ridere. Perché è come una colossale e universale gag, perfetta e irresistibile. Una cosa da non crederci. Perfino l’acqua, quella che ti casca sulla testa, a minute gocce prese di infilata dal sole basso sull’orizzonte, non sembra neanche acqua vera. Non ci sarebbe da stupirsi se ad assaggiarla si scoprisse che è zuccherata. Per dire. Comunque acqua non regolamentare. Tutt’una generale e spettacolare eccezione alle regole, una grandiosa presa per il culo di qualsiasi logica. Un’emozione. Tanto che tra tutte le cose che poi finiscono per dare una giustificazione a questa altrimenti ridicola abitudine di vivere certo figura anche questa, in cima alle più nitide, alle più pulite: esserci, quando in quella luce irripetibile che è la luce della sera, inopinatamente, piove. Almeno una volta, esserci.”

– Estate.
Perché mi fa sentire viva davvero, realmente me.
Perché è ciò che io sono e ciò in cui io sono.

– Fantasia.
Per rendere più dolce questo mondo, per sognare e colorare.
Per far vivere sempre il nostro lato bambino.

– Felicità.
Effimera felicità. Sfuggevole felicità.
Che quando non c’è viene continuamente rimpianta e quando la si trova non la si sa tenere stretta.
Scivola, scivola via.

– Fiducia.
Perché oggi manca sempre più. E proprio per questo, invece, io mi fido. Perché ognuno di noi ha tanto da dare, da tirare fuori. Ma se nessuno ci crede, se nessuno ne ha fiducia, non può emergere. Perché bisogna credere nell’altro. E in se stessi.

– Gioco.
Quello dei bambini, puro e liberatorio. Pieno di fantasia. Spontaneo.
Perché è bello ripensare a quanto era divertente giocare, da bambini. Perché non si dovrebbe smettere mai, di giocare.
1, 2, 3.. Stella!

– Libertà.
Come potrebbe mancare? Libera da ogni catena, da ogni gabbia, da ogni soffocamento.
Libera, perché ho bisogno di sentirmi tale. Per essere me stessa, per esprimermi.
Per scegliere se andare via o restare.

– Libro.
Non c’è niente di più bello e triste allo stesso tempo dell’arrivare a leggere l’ultima pagina di un libro, chiuderlo e rimanere a fissarne la copertina per un tempo indeterminato increduli del fatto di averlo terminato, di non essere più nella storia.
Perché è bello immergersi in un libro, entrare a farne parte, pensare sia storia vera. Essere trasportati dai pensieri di un altra persona, viaggiare sulle parole dell’autore.

– Lotta.
Perché non è mai mancata nella mia vita e mai mancherà. Perché mi piace lottare per ciò a cui tengo e per me stessa, per i miei riscatti.
Ognuno dovrebbe lottare continuamente contro se stesso e contro il mondo, perché le ginocchia sbucciate fanno crescere e migliorano.
Il sangue rafforza e la vita diventa sempre più intensa.

– Mamma.
Quella parola che nella mia vita non smetterò mai di pronunciare con un leggero tremore.
La persona più cara che ho, quella che mi ha dato tutto e mi ha insegnato tutto. Il mio punto di riferimento. Solido.
Incrollabile. Indistruttibile. La mia mamma.

– Mare.
La mia salvezza, la mia libertà.
“Sai cos’è bello, qui? Guarda: noi camminiamo, lasciamo tutte quelle orme sulla sabbia, e loro restano lì, precise, ordinate. Ma domani, ti alzerai, guarderai questa grande spiaggia e non ci sarà più nulla, un’orma, un segno qualsiasi, niente. Il mare cancella, di notte. La marea nasconde. È come se non fosse mai passato nessuno. È come se noi non fossimo mai esistiti. Se c’è un luogo, al mondo, in cui puoi non pensare a nulla, quel luogo è qui. Non è più terra, non è ancora mare. Non è vita falsa, non è vita vera. È tempo. Tempo che passa. E basta.”

– Miriana.
Io. Me. Quel che c’è dietro ad un nome che pochi capiscono subito e che molti imparano solo dopo molto tempo.
Quel che devi scavare per trovare. La cosa più preziosa che ho.

– Nonna.
Quella che quando ero bambina mi raccontava la sue favole prima di addormentarmi. Quella che ogni volta che mi vede si illumina. Quella che mi riempie di cioccolatini e amore e che sarebbe pronta a fare tutto per me. Quella che a volte non sopporto perché è insistente, ma che è sempre nel mio cuore.

– Notte.
Perché si è vivi soprattutto di notte, quando tutto tace, quando la vita sembra fermarsi.
E invece è lì che freme per la voglia di esplodere, farsi sentire, gridare. Perché il silenzio della notte è il più rumoroso che io abbia mai sentito.
Perché è malinconia, tristezza, verità, lucidità. È coraggiosa, la notte.

– Nudità.
Presentarsi nudi e veri, così come si è. Con tutte le debolezze, le paure, le proprie fragilità. Correndo il rischio di poter essere derisi, colpiti, schiacciati. Nudi. Sempre. Bisogna avere il coraggio di spogliarsi delle proprie armature, delle bugie dietro le quali ci nascondiamo, delle frivole rassicurazioni. Nudi e veri. Per poter essere accettati così come si è. Per essere accolti veramente.

– Obbiettivi.
Il traguardo finale, in cui puoi arrivare e smettere di correre, almeno per un momento. Gettarti a terra ansimante e avere tregua per quell’attimo. Goderti la tua vittoria.

– Opportunità.
Come quella che dovrebbe essere concessa a tutti. Per poter fare qualcosa, per ottenere le proprie rivincite.

– Pagina bianca.
È importante, perché in ogni momento della nostra vita dovremmo avere subito a disposizione una pagina bianca dalla quale ricominciare a scrivere. Per aggiungere continuamente nuovi capitoli alla nostra storia. Una storia che va inevitabilmente avanti, senza possibilità di cancellare. E allora, laddove non è possibile eliminare alcuni momenti, si può cercare di rimediare scrivendone di nuovi.

– Papà.
Solo perché alle due di notte mi sento di scrivere anche questa parola. Perché, come dicevo, la notte è magica e imprevedibile, ogni regola si perde nel vuoto. E allora anche la persona più assente e lontana può venir in mente. Così. Solo perché, alla fine, c’è anche qualcosa di lui in me.

– Papavero.
Il mio fiore preferito. Perché è rosso, come il sangue. Sangue vivo, che scorre, che dà vita.
Perché all’apparenza sembra fragile, delicato, quasi da non toccare.
E invece per me è forza, passione, lotta.

– Pensiero.
Quello rivolto a qualcuno, che magari ti strappa un sorriso. O che lo strappa all’altro.
Perché il pensare ti spinge sempre un po’ più in là di dove sei lascia spazio all’immaginazione e la mente vola. Perché è bello ritrovarsi nella testa il pensiero di qualcuno, qualcuno, un suono, un odore, un momento ed essere distratti da quel ricordo.

– Preoccupazione.
Nel senso di preoccuparsi che vada tutto bene, che l’altro stia bene. Ecco, nel senso di ‘prestare attenzione’.
Perché preoccuparsi significa accorgersi dell’altro, accorgersi che qualcosa potrebbe non essere come dovrebbe e avere cura di rimediare.

– Presenza.
Nel senso di esserci. Per poter dire ‘Io ci sono, sono qui.’ Vicino.
Perché è importante sentire di avere qualcuno accanto, qualcuno che c’è, che è lì solo per noi, solo per farci del bene. O almeno provarci.
Ne abbiamo bisogno tutti. E tutti, d’altra parte, dovremmo cercare di essere presenti.

– Prospettive.
Una sola non basta, il mondo è troppo grande e rotondo per accontentarsi. Ed è giusto così, perché il confronto è necessario.
E perché prospettive diverse permettono di trovare mille significati diversi ad una stessa cosa. E credo che questo sia qualcosa di meraviglioso.

– Quotidianità.
È pur sempre un punto fermo, una base per avere un minimo di sicurezza. La base da cui partire per il cambiamento continuo.

– Rivincita.
Quella per cui io combatto continuamente. Quella per cui tutto dovrebbero lottare.
Per ottenere le proprie soddisfazioni e riappropriarsi di ciò che dovrebbe essere dovuto ma che è per qualche motivo negato.

– Respiro.
Perché ogni tanto mi capita di dimenticare come si respira. O meglio, devo pensare di respirare per paura di smettere di farlo.
Bisogna respirare, raccogliere continuamente aria nuova, buttare quella vecchia. Ciclo continuo e incessante.
Nuovo e vecchio. Vecchio e nuovo. Scambio continuo.

– Sfumatura.
Per il suo suono dolce, che scivola nel momento in cui lo pronunci. Sfumatura.
Perché in fondo la vita è fatta di sfumature, di colori che si mischiano continuamente, colori cangianti, mai puri.
Perché le sfumature sono sempre diverse. Uniche.

– Sole.
Perché fino a due anni fa ‘Sole spento’ era ciò in cui mi rispecchiavo, ciò che vedevo e sentivo. E ora invece è rimasto solo il Sole, quello che brucia, che avvolge, che illumina. Quello che inonda con la sua energia.

– Speranza.
Quella che a volte dovrebbe morire ma continua imperterrita a vivere. Quella che altre volte è l’unico motivo per cui tirare avanti.
Quella che ti dà un motivo per credere e continuare, per non arrenderti. Mai.

– Toccare.
Per capire, esplorare, conoscere, curiosare, esprimere. Per farsi sentire e sentire.
Il tocco dolce di una mano che rassicura, calma, conforta, capisce, ti accetta così come sei.

– Tremore.
Allo stomaco e nelle mani. Lungo la gola e la schiena. Brividi.
Perché il tremore è simbolo di sincerità, di qualcosa che si sente davvero. Che viene da dentro, dal posto più nascosto e segreto dell’anima.

– Vita.
La cosa più bella, immensa, imprevedibile, brutta, triste, paurosa che ci sia mai stata affidata.
Affilata come una lama, dolce come un bacio. Tutto ciò che siamo e che
rappresentiamo.
Vita. Solo questo.

(Scritto il 30/04/2013)

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Informazioni su Miriana

"Perché sfotti così la tua bellezza?" le chiesi. "Perché non ci vivi insieme, e via?" "Perché la gente pensa ch'è tutto quel che ho. La bellezza non è niente, la bellezza non dura. Non lo sai quanto sei fortunato, tu, a essere brutto, ché se a qualcuno gli piaci, così sai che è per qualche cosa d'altro."
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