Ripartire da una stanza bianca.

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Sogno una stanza vuota.
Bianca.
Dentro ci sono solo io.
Non un mobile, non una finestra.
Intorno a me non riesco a sentire nessun rumore.

Sogno di chiudere gli occhi e non vedere niente.
Tutti quei flash, quelle scene, quei ricordi che normalmente mi tormentano.
Spariti.
E ancora, sogno di tapparmi le orecchie e non sentire niente.
Quelle voci così dolorosamente familiari.
Sparite anche loro.

Poi, riapro gli occhi, stappo le orecchie.
E immagini e suoni ritornano, ma più sbiaditi.
Non possono più farmi così male ora che sono in questa stanza incolore.
Non so come ci sono finita dentro.
Non so neanche come uscirne.
Ma non m’importa.
Mi guardo un po’ intorno e ai miei piedi trovo un secchio di vernice.
Arancione.
Perché arancione è il colore della mia anima.

Sogno di dipingere quelle pareti.
Perché così possono diventare mie.
Perché così io possa dire: questa stanza è mia.
Sono io.

Non lo so che sogno sia quello di ritrovarsi in piedi in una stanza vuota.
Ma è una bella sensazione, di tanto in tanto.
Forse un po’ malinconica, un po’ triste.
O forse tutto quel bianco può spaventare un po’.
Ma non se è solo la base da cui ripartire.
Per colorare.
Per creare nuove finestre sul mondo.
Per metterci dentro nuovi mobili.
Per riempirla di oggetti.
Di te.
Di ciò che stai diventando e non di ciò che ormai sei stata.

E così, in mezzo al vuoto di questo sogno,
in mezzo a quelle nuove pareti arancioni,
piccola, in un angolo, sbuca una matita.

E allora sogno di disegnare.
E disegnare ancora.
A lungo.
Così a lungo da farmi male al braccio.
E disegno, disegno, disegno.
Senza fine.
Butto fuori quello che sono diventata.
Riverso su quelle pareti tutto ciò a cui non ho ancora dato ordine.
Mentre mi libero dell’umidità che aveva consumato i miei vecchi muri.

Poi, però, sogno di svegliarmi.
O forse, a quel punto, non è più un sogno.
Ritorno all’improvviso nella mia stanza,
seduta alla mia solita sedia,
di fronte alla mia solita, consumata scrivania.
Mi ritrovo con le mani impegnate a riempire una pagina bianca,
battendo affannosamente su quei tasti pieni di polvere.

Non sogno più, ormai.

Però, poi, alzo lo sguardo solo un attimo
e mi accorgo che le pareti della mia stanza sono ancora bianche.
E sulla scrivania giace abbandonata una matita.

Forse, è davvero arrivato il momento di ripartire da una stanza bianca.

(Scritto il 04/01/2013)

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Informazioni su Miriana

"Perché sfotti così la tua bellezza?" le chiesi. "Perché non ci vivi insieme, e via?" "Perché la gente pensa ch'è tutto quel che ho. La bellezza non è niente, la bellezza non dura. Non lo sai quanto sei fortunato, tu, a essere brutto, ché se a qualcuno gli piaci, così sai che è per qualche cosa d'altro."
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