L’inizio dell’autunno.

L’autunno arriva in modo rumoroso. Lo senti nel calpestio dei tappeti di foglie secche che ti trascini appresso quando cammini. Uno scricchiolio continuo che segue a ogni tuo passo. Martellante. E quel rumore finisce per entrarti in testa, cosicché insieme ai tuoi piedi inizia a viaggiare anche la tua testa.

Vedi una stanza vuota, spoglia, avvolta dalla penombra. E in un angolo una madre con il suo bambino, piccolissimo. Uno sputo di umanità ancora sconosciuto al mondo. Trema, la madre, su quella sedia a dondolo che scricchiola proprio come le foglie secche d’autunno. Abbraccia suo figlio con delicata tenerezza, spaventata dalla paura di non farlo nel modo giusto. Gli dona anima e cuore, i suoi migliori propositi, il suo impegno più grande e costante. Lo tiene a sé così, come se fosse l’unica e ultima cosa che terrà in braccio per tutto il resto della sua vita. E quel bambino la guarda, le sorride, quasi come se la riconoscesse. Si attacca al seno, ha fame, e succhia quel latte con dolcezza e gratitudine, appagato da quella piccola gioia. Non si stacca più da quel seno, ne è avido, ne vuole sempre più. E intanto cresce, e cresce, e cresce. Diventa sempre più grande e avido, una presenza oscura; mentre quella madre è sempre più piccola, fragile, indebolita. Eppure continua a dare, amore e latte. Latte e amore. Continuamente, anche se è stanca, anche se non ha più forze, niente più latte in corpo. E quello sputo di umanità continua a crescere, sempre più. Diventa un’ombra nera, una macchia pesante. Che schiaccia. Un mostro che non succhia più, ma morde, divora. Rendendo sempre più debole quella donna, le ruba l’anima e il cuore. La svuota, totalmente, fino a lasciare, di lei, solo un involucro di pelle secca, che schiaccia con i suoi piedi. Le schiaccia quelle braccia che lo avevano sorretto, quella bocca che lo aveva protetto, quelle mani che lo avevano accarezzato, le schiaccia i seni che lo avevano nutrito, il ventre che lo aveva accolto, quelle gambe che erano state anche le sue gambe. Calpesta quel corpo come si calpestano le foglie secche d’autunno. Non scorre neanche una goccia di sangue, perché ha risucchiato via anche quello. Resta solo quel corpo sgretolato, quello scricchiolio sordo. Incessante:

l’inizio dell’autunno.

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Informazioni su Miriana

"Perché sfotti così la tua bellezza?" le chiesi. "Perché non ci vivi insieme, e via?" "Perché la gente pensa ch'è tutto quel che ho. La bellezza non è niente, la bellezza non dura. Non lo sai quanto sei fortunato, tu, a essere brutto, ché se a qualcuno gli piaci, così sai che è per qualche cosa d'altro."
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