Flusso di coscienza, #2.

languish_ericfortune

I periodi finiscono, così come le belle parole, le promesse, i sorrisi, le sicurezze. Passi dal tutto al nulla, in un attimo. Ti ritrovi ad essere arida, secca, spoglia fuori, mentre inizia a pioverti dentro. Una pioggia continua, grossa, interminabile. E tutto si allaga, galleggia, viene trascinato via. Il cuore che si sposta, senza trovare pace. Lo stomaco che si riempie d’acqua e non ha più spazio per il cibo. Il fegato che assorbe tutto come una spugna, ma è stracolmo di muffa. L’umidità che aumenta, diventa sempre più fitta. Si condensa. Gela. Pioggia dentro, deserto fuori. Il liquido che ti inonda da dentro e l’aridità che ti abbraccia da fuori. E in mezzo a tutto quello, come un piccolo, insignificante, puntino, tu. Sola e scarna. Persa e confusa. Ti muovi tra le sabbie mobili, cercando di nuotare per mantenerti a galla. Dentroefuori.Dentroefuori.Dentroe fuori. Non ne capisci più la differenza, sballottata tra il deserto e il mare. Il mare e il deserto. Inciampando continuamente nelle tue sofferenze. Ma cosa saranno mai, queste sofferenze? Cosa ci sarà di così difficile da non lasciarle andare? Mollarle. Liberartene, finalmente. Per sentirti libera, per non dover più accontentarti di camminare, ma per poter iniziare a correre. Come un vento che trascina, ti prende con sé e ti porta lontano. Via. Una fine che si fa inizio, muta con te e per te, per renderti sempre nuova, diversa, migliore. E via le preoccupazioni, i muri, i limiti, i punti, le frasi segmentate, quelle corte, brevi, quasi affannose, le interruzioni continue, come pensieri che si inceppano
continuamente, le imposizioni, le autolimitazioni. Lasciarsi andare, una buona volta, lasciar scorrere tutto, seguire il flusso, far tornare il sangue nelle vene, il sangue caldo, denso, compatto, sentirlo spargersi in ogni punto del corpo, fino alle estremità, per scaldare, bruciare, ardere. Accendere quel cuore, sciogliere il ghiaccio, infiammarlo fino a farlo incenerire. E ancora. Ancora. Ancora. Inondare ogni cosa con il sangue, le parole, i pensieri. Chiudere gli occhi e lasciarsi cadere, scivolare dal punto più alto della tua mente per sprofondare in quell’incertezza che accende la vita, la direziona, le dà un senso. E invece no: le sofferenze restano lì, ti osservano minacciose, ti circondano come sbarre di una prigione. Un carcere di sofferenze. Le pareti che si stringono, la stanza che si fa piccola, sempre più piccola, addirittura troppo piccola per poter contenere il tuo minuto corpo. Come un macigno sulla bocca dello stomaco che preme e ti schiaccia, ti toglie il respiro. Niente aria nei polmoni, non c’è spazio, un’apnea senza fine. Nonrespiri.Nonrespiri.Nonrespiri. E allora cerchi di vivere come puoi, rubando boccate d’aria in quei brevi attimini di calma apparente. Ma il peso è sempre lì, opprimente, che ti osserva, ti aspetta, ti sfida. Lo tieni stretto e non capisci perché. Lo butti via, ma torni a riprenderlo. Cerchi di ignorarlo, ma non ci riesci. Soffochi.Soffochi.Soffochi. Appesa a un chiodo permetti che il passato ti prenda a pugni. Non ti sposti e non reagisci, sei lì immobile, inerme, a scrutarlo nel profondo, e
intanto lui ti abbatte, ad ogni colpo respiri sempre meno. Un fiato corto, debole, silenzioso, quasi inesistente. E con quel fiato continui a destreggiarti nella vita di tutti i giorni, chiedendoti quanto manca a quel giorno in cui respirerai finalmente a pieni polmoni. Ma intanto intorno a te il vento soffia, forte e violento, e tu non riesci a volare con lui.

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Informazioni su Miriana

"Perché sfotti così la tua bellezza?" le chiesi. "Perché non ci vivi insieme, e via?" "Perché la gente pensa ch'è tutto quel che ho. La bellezza non è niente, la bellezza non dura. Non lo sai quanto sei fortunato, tu, a essere brutto, ché se a qualcuno gli piaci, così sai che è per qualche cosa d'altro."
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2 risposte a Flusso di coscienza, #2.

  1. Yair ha detto:

    L’apnea è opporsi al galleggiare, un respiro custodito più a lungo, più di tanti persi in un momento. Non essere triste.

    • Miriana ha detto:

      Leggo solo ora il tuo commento. E resto impressionata dal tuo nome, uguale a quello del protagonista del mio libro preferito. Grazie delle tue parole.

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