Mostri.

Vincent Van Gogh - Notte stellata (1889) - senza bordo

C’è stato un tempo in cui dormire era più facile, sentivo di avere addosso una maggiore
semplicità.
Ma poi, all’improvviso, sono arrivati i mostri. Non quelli sotto al letto, o nell’armadio, quelli per cui basta la luce di una torcia e un po’ di audacia per scacciarli via. No. Sono arrivati quei mostri che hanno iniziato a fare la tana dentro di me, e l’hanno trovata così confortante da decidere di trasferirsi in modo stabile. Ma come si fa a scacciare degli inquilini che si impossessano di te stessa? L’audacia non basta. La torcia neanche: è un buio troppo profondo da illuminare. Sono vivi, quei mostri. Li sento muoversi, li sento agitarsi, tendersi nelle mie interiora fino a quasi squarciarle, ad aggrovigliare tutto, fino a far contorcere l’intero mio corpo. Di notte.
Sì, c’era un tempo in cui dormire era più facile. Ma poi sono arrivati i mostri, e le notti hanno assunto una sfumatura diversa. Sono diventate vive, piene di tensione. Sono un
brulicare di pensieri ammassati, un’orchestra di bisbiglii che non riesce ad andare a tempo, sono il tormento del condannato alla stanchezza eterna che chiede pietà ma non viene ascoltato. E tutto questo per colpa dei mostri che hanno fatto il nido. Quel nido che ha le sembianze di un buco nero posto proprio lì, all’altezza della bocca dello stomaco, e che sembra attirare attorno alla sua orbita tutto l’angoscia che sono in grado di contenere. Un ammasso di angoscia che ruota attorno ad un buco nero che non si decide a risucchiarla. E finisce che in quel vortice di confusione la stanchezza resta ma il sonno si perde. Il corpo, dall’esterno, implora riposo, ma la mente, dall’interno, è troppo attiva per dargli tregua. Mente e corpo. Mente e corpo. Mente. E corpo. Possibile che debba ridursi tutto ad un dualismo? Ad una estrema lotta tra due parti? Deve essere proprio così infimo il conflitto a cui sono legata da tempo? Intrappolata davanti ad un foglio elettronico, con gli occhi pesanti ma sbarrati, cerco di capire perché non riesco a cedere al richiamo della stanchezza, a sventolare la bandiera bianca della resa. Ma tutto si offusca, si perde nella nebbia delle lacrime mai venute fuori, e non capisco più se è il tormento a tenermi sveglia, o se sono io a tenere sveglio il tormento.

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Informazioni su Miriana

"Perché sfotti così la tua bellezza?" le chiesi. "Perché non ci vivi insieme, e via?" "Perché la gente pensa ch'è tutto quel che ho. La bellezza non è niente, la bellezza non dura. Non lo sai quanto sei fortunato, tu, a essere brutto, ché se a qualcuno gli piaci, così sai che è per qualche cosa d'altro."
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